La mossa del cavallo, Camilleri racconta la Vigata storica

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Sarà Michele Riondino - già protagonista de 'Il giovane Montalbano' - a vestire i panni di Giovanni Bovara.

Il romanzo di Camilleri, "La mossa del cavallo", è un film sulla connivenza che legava i governanti e i gendarmi dell'epoca ai potenti di allora, racconta di un'Italia divisa in due, sia politicamente che linguisticamente.

Ambientato nell'immaginata - ma pur sempre realistica - cittadina di Vigata, arriva in tv il primo film tratto dai romanzi storici di Andrea Camilleri, un giallo grottesco e pieno di sorprese che ci restituisce personaggi, situazioni, colori e umori caratteristici della Sicilia post- risorgimentale. I libri di storia trovano le loro spiegazioni, li chiamano tutti briganti, i siciliani, i calabresi, ma erano semplicemente contadini in rivolta. In questo romanzo ho cercato di chiamare le cose con il loro nome.

Ci racconta ancora Camilleri dell'improvvisa istituzione, in Sicilia, della leva obbligatoria, così, senza alcun preavviso, a "levare a una famiglia povera una nuova possibilità di braccia lavoro, è una tassa... uno degli errori più giganteschi che il governo nazionale abbia potuto fare".

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Nato a Vigata, ma sempre vissuto a Genova - e in tutto e per tutto ormai uomo del nord - l'ispettore è stato inviato nel territorio di Montelusa per investigare sull'applicazione dell'imposta sul macinato (l'odiata "tassa sul pane" come veniva allora chiamata) che sta provocando episodi di corruzione e strane morti tra i funzionari.

Riuscirà a salvarsi da una trappola micidiale solo grazie alla sua capacità di integrazione, abbandonando gli atteggiamenti e i modi di ragionare tipici di un uomo del nord per abbracciare la mentalità meridionale e il dialetto siciliano: questa è la sua "mossa del cavallo".

"Sono preoccupato per la trasposizione in fiction della Mossa del cavallo, perché Montalbano ha raggiunto livelli altissimi di consenso, e provo un po' di paura". Questa volta conosciamo la Vigata del 1877, quando ci si muoveva a cavallo e i braccianti impugnavano i fucili. "Una storia, quindi, che riguarda da vicino l'Italia di oggi". "Non credo in questa politica che utilizza un linguaggio violento e che sta facendo riaffiorare mostri che pensavamo di aver sotterrato".

Grazie alla scelta di trasformarla in un western in terra di Sicilia, questa storia si sottrae a tutte le trappole del film in costume, mettendo insieme recitazione, immagini, attori e scelte di regia che passano dal grottesco al realismo, dalla commedia al film di denuncia. E' anche un atteggiamento, un'attitudine. E' un romanzo estremo, come è estrema la scelta di adattarlo. "E quindi potersi muovere agevolmente dentro il dialetto ritrovato e rivoltare a suo beneficio il senso e il significato delle parole". Ho dovuto studiare il genovese con un attore ligure e mi sono aiutato anche ascoltando i discorsi - confessa l'attore - del capo degli ultrà della Sampdoria. Per il direttore di Rai1 Angelo Teodoli, "è come fosse maturato un momento in cui una convergenza stellare ha fatto sì che si producesse questo immenso romanzo storico. Ringrazio Andrea Camilleri per il suo aiuto, la Palomar e la Rai per aver voluto rischiare".

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