"Il filo nascosto", l'ultimo atto di Daniel Day-Lewis

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"Capolavoro": uno dei termini più abusati e impropriamente utilizzati nel linguaggio cinematografico corrente.

Il Filo Nascosto rappresenta una perfetta chiusa della poetica del suo cinema nel XXI secolo: se il cineasta losangelino ci aveva raccontato della ricerca dell'amore e della pace interiore nella vita di coppia in Ubriaco d'Amore, se ci aveva spiegato la ricerca del potere e la bramosia capitalista ne Il Petroliere, se ci aveva delineato gli effetti dell'amore negato sull'anima umana (e soprattutto sulla psiche) in The Master, Il Filo Nascosto lega con precisione sartoriale (il gioco di parole era d'obbligo) tutti gli argomenti dei film precedenti, ma allo stesso tempo se ne distacca notevolmente assumendo toni da romanzo gotico (c'è un po' di Jane Eyre), da thriller hitchcockiano (c'è anche un po' di Rebecca - La prima moglie), da mèlo intrigante, seducente, sinuoso e insinuante.

Ma quando inizia anche lei, come le altre prima, a manifestare segni inusitati di ribellione (genere, imburrare le tartine durante la prima colazione facendo un piccolo rumore, o non amare alla follia la fantasia da lui scelta per un abito, e dalla di lui sorella approvata), accade l'insospettabile: la tenera ed ingenua ragazza di campagna sfodera una resistenza ed una tenacia inaspettata e ribalta quasi totalmente la situazione, trasformandosi da vittima sacrificale prescelta a carnefice (occasionale). Erede di un cinema che non c'è più e che affonda le proprie radici nella maestosa classicità di Orson Welles, John Huston e Stanley Kubrick, per attraversare Martin Scorsese, Jonathan Demme ed Robert Altman; è il poeta delle ossessioni che cambiano e si rincorrono, che ritornano all'interno di figure chiave ben precise, dapprima elaborate sotto forma di coralità ad immagine di un concetto più ampio di America, per poi diventare fulcro di questioni duali e demoni personali.

Woodcock lavora alle sue creazioni con dedizione assoluta e maniacale. Veste il proprio film degli abiti classici e sfarzosi del melò, riuscendo a inserirvi le pieghe di un morboso thriller psicologico polanskiano.

Saronno, 30 anni all'infermiera killer. A giudizio l'amante medico
Leonardo Cazzaniga , medico e amante dell'infermiera, è stato rinviato a giudizio per concorso in omicidio. Il processo in corte d'Assise a Busto Arsizio, per definire tutte le posizioni, inizierà il 13 aprile 2018.

Annunciato nel giugno 2016, il film (l'ottavo in carriera) parte da un'idea dello stesso Paul Thomas Anderson, desideroso di realizzare un film ambientato negli anni '50, nel mondo dell'industria della moda dell'epoca, affascinatosi di quell'industria dopo aver letto dello stilista spagnolo Cristobal Balenciaga.

È miracoloso vedere con quale grado di consapevolezza spinga il formalismo verso vette di perfezione trascendentale. Una cosa incredibile che non mi sarei mai nemmeno permessa di pensare, specialmente con un regista come lui. La pellicola sarà protagonista nella notte degli Oscar 2018 con sei candidature, tra le quali quella di Miglior film, Miglior regista e Miglior attore protagonista. Così la luce diventa espressione emotiva, l'illuminazione diffusa diegetica s'infrange morbidamente sui protagonisti per creare un'atmosfera eterea e gli accostamenti cromatici sono sintesi magnifica degli stati d'animo. Questo è tutto quello che sapevo. "Il cinema che amo e che voglio fare è quello che non c'è più". Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice. È una partita a scacchi con le emozioni, in cui ad ogni mossa corrisponde una reazione che sposta la percezione dei sentimenti provati fino quel momento. Non solo forma e sostanza, ma anche una sapienza registica sopraffina nel saper estrarre ogni volta dai propri attori interpretazioni sontuose.

Lesley Manville, apparentemente confinata ad un ruolo decentrato, è in realtà magistrale nel ricalibrare costantemente gli equilibri tra i protagonisti, mentre Vicky Krieps è una sorpresa assoluta nel ruolo della vita.

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