Cassazione: "Il saluto fascista non è reato se serve solo a commemorare"

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Lo ha stabilito la Cassazione in una sentenza di assoluzione nei confronti di due manifestanti, che durante una commemorazione organizzata da esponenti di Fratelli d'Italia a Milano nel 2014 aveva risposto alla "chiamata del presente" alzando il braccio destro come nella tradizione fascista. Vedete anche come abbiano sbagliato tutto, ma proprio tutto, quegli ingenui che, dopo avere legato mani e piedi un esponente palermitano di Forza Nuova e averlo pestato, hanno giustificato il proprio gesto diramando un comunicato in cui si parla di "colpi ben assestati dall'antifascismo", anziché rivendicare di avere agito spinti solo e soltanto da un'incontrollabile, prepotente nostalgia per i favolosi e scatenati anni Settanta.

"Per il gesto i due erano stati imputati per concorso in manifestazione fascista" ma il Gup di Milano prima e la Corte d'Appello meneghina poi li assolvevano per insussistenza del fatto.

Nonostante l'inosservanza del divieto, si era scelto di far proseguire il corteo solo per ragioni di ordine pubblico. Per i giudici di merito è stata dirimente la natura puramente commemorativa della manifestazione del corteo, organizzato in onore di tre militanti morti, senza "alcun intento restaurativo del regime fascista".

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Keita fa la differenza, si è visto anche all'andata, ma il suo infortunio non è grave, ma non vogliamo rischiarlo. Per qualificarci dovremo essere molto attenti, loro sono venuti con tutti i migliori calciatori del'organico.

Il saluto romano "non è reato se ha intento non violento e commemorativo", poiché non in quel caso può essere considerato una libera "manifestazione del pensiero" e non un attentato concreto alla tenuta dell'ordine democratico. Nell'argomentare la propria decisione, la Cassazione fa degli esempi, in cui al contrario, si evidenziano gli estremi del reato di manifestazione fascista: per esempio chi canta "all'armi siamo fascisti", considerato una professione di fede e un incitamento alla violenza, oppure chi compie il saluto romano armato di manganello durante un comizio elettorale.

Di diverso avviso la Cassazione, che ha definito "logico e puntuale" il percorso argomentativo seguito dai giudici del merito: alla luce di pronunce della Corte costituzionale, si spiega nella sentenza depositata oggi, "la fattispecie penale in contestazione non colpisce tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste in relazione al momento e all'ambiente in cui sono compiute". Durante la manifestazione in effetti pare che ci sia stata l'ostentazione di simboli e per questo i giudici hanno escluso che la manifestazione avesse assunto dei connotati tali da suggestionare e indurre sentimenti nostalgici dove poter ravvisare un pericolo piuttosto serio di riorganizzazione del pericolo del partito fascista.

La Suprema Corte ha ricordato inoltre un precedente analogo, riguardante i coimputati dei due manifestanti.

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