Italia: inflazione poco variata a gennaio, nonostante l'aumento delle tariffe

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Secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell'1,6% su base mensile e aumenta dell'1,1% su base annua (da +1,0% di dicembre).

In compenso, hanno registrato aumenti i prezzi degli alimentari lavorati (+2,3% da +0,8%) e degli energetici regolamentati (+5,2% da +3,7% del mese precedente).

La lieve frenata dell'inflazione si deve per lo più al rallentamento della crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati. Anche in quest'ultimo caso si tratta di una decelerazione rispetto al +1,5% del mese precedente. La flessione congiunturale è in larga parte dovuta ai saldi invernali dell'abbigliamento e calzature, di cui l'indice NIC non tiene conto. Su base annua la crescita dei prezzi sia dei beni sia dei servizi conferma i valori di dicembre 2017 (rispettivamente +1,1% e +0,6%).

Il fatto che negli ultimi mesi i prezzi dei beni a più alta frequenza di acquisto siano saliti ben più dell'indice generale si è riflesso in un aumento dell'inflazione percepita e attesa dalle famiglie (salite ai massimi da quasi 4 anni secondo l'indagine Istat sui consumatori di gennaio). L'inflazione acquisita per il 2018 e' pari a +0,3% per l'indice generale e -0,1% per la componente di fondo.

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In prospettiva, ci aspettiamo che l'inflazione possa calare marginalmente (di uno-due decimi) nei prossimi tre mesi, prima di riprendere a salire a partire dal mese di maggio.

A favorire il rallentamento dell'inflazione è il crollo dei prezzi al consumo delle verdure che fanno registrare una riduzione del 7,8% rispetto allo scorso anno.

Nel dettaglio, per il 2018 i prodotti alimentari per calcolare gli indici NIC per l'intera collettività nazionale, e quelli FOI per le famiglie di operai e impiegati, sono 1.489 rispetto ai 1481 del 2017.

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