Catania, sequestrati beni per 41 milioni a un imprenditore vicino alla mafia

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Quarantuno milioni di euro.

I sigilli sono stati apposti a immobili e imprese attive nella grande distribuzione.

L'operazione fa seguito a un'accurata indagine patrimoniale svolta dal pool specializzato nelle misure di prevenzione. (CF. 04231200876) di BRUNO Salvatore e GUGLIELMINO Michael Giuseppe (figlio del proposto), avente sede legale in Misterbianco (CT) via Sonnino s.n.c., consistente in 13 unità locali di cui 12 supermercati (a marchio G.M.) dislocati in Catania e provincia e, nello specifico: Misterbianco (CT) via Sonnino e via Galermo 215; Gravina di Catania (CT) via Don Bosco 36; Mascalucia (CT) via A. De Gasperi 58; Motta Sant'Anastasia (CT) via Verona 4; Catania via Zia Lisa 143, viale Mario Rapisardi 336, via Cesare Beccaria 37, via Curia 19, via Gorizia 34, viale M. Rapisardi 663 e via Lineri 6.

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Il suo 2017 è stato decisamente difficile, con soli 5 punti ottenuti, tanti errori e l'appiedamento dopo la gara di Singapore, sostituito da Pierre Gasly sulla STR12.

Un decreto di sequestro, ai fini della confisca, disposto dal Tribunale di Catania, sezione Misure di prevenzione, è stato eseguito oggi dalla Questura nei confronti di un pluripregiudicato catanese di 48 anni, Michele Guglielmino, ritenuto vicino alla cosca mafiosa "Cappello-Bonaccorsi".

"Le mafie - denuncia la Coldiretti - condizionano il mercato agroalimentare stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l'esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all'estero di centrali di produzione dell'Italian sounding e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto".

"Le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell'opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo -, ma anche con la trasparenza e l'informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto".

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