Sacchetti frutta e verdura a pagamento: pioggia di proteste tra i cremonesi

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Sacchetti biodegradabili a pagamento e polemiche al banco ortofrutta. Gli italiani si sono divisi sui nuovi bioshopper biodegradabili e compostabili, a pagamento, utilizzati per gli alimenti ed entrati in vigore dal 1 gennaio 2018. Il Fatto Alimentare scrive che questa idea "è stata bocciata dalle catene dei supermercati per motivi igienici (poco plausibili), logistici (impossibilità di controllare i prodotti acquistati se i sacchetti non sono trasparenti), e di sicurezza (contenitori di materiale inadatto al contatto con gli alimenti)", ma spiega che "la circolare del Ministero dello sviluppo economico del 7 dicembre 2017 ammette la possibilità di usare borse riutilizzabili, anche se rimanda per il benestare definitivo a un parere del Ministero della salute che dovrebbe valutare gli aspetti igienici e quelli sanitari". Insomma, i sacchetti biodegradabili per frutta e verdura (cioé solo quelli destinati alla vendita di articoli sfusi), devono essere pagati. L'Italia ha deciso di far pagare i sacchetti agli utenti finali, a chi ci mette dentro frutta e verdura, ma anche il pesce e i medicinali. In molti infatti immaginano che dietro alla storia dei sacchetti biodegradabili ci sia un grande disegno del governo e del Partito Democratico per spremere gli italiani come arance.

Non ha alcun senso mettere gli scontrini su ogni frutto perché - come avveniva in precedenza per la busta di plastica non biodegradabile senza però indicare il costo sullo scontrino - l'addebito avviene durante la pesata e viene adesso indicato obbligatoriamente sullo scontrino. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all'anno.

Da qui nasce una delle notizie non verificate che girano in rete. "Abbiamo continuato sulla strada della difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini con provvedimenti organici e coerenti, ultimo quello sui cotton fioc non biodegradabili, che è stato elogiato pubblicamente anche da Erik Soheim, direttore dell'Unep, il programma Onu per la difesa dell'ambiente".

Chi non rispetta le nuove disposizioni sarà punito con multe che vanno dai 2500 ai 25.000 euro.

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Secondo quest'ottica, si potrebbe correre ai ripari rispetto al costo dei sacchetti biodegradabili e virare su soluzioni già attive in molti altri Paesi europei. Ed è questo che vieta di potersi portare le borse da casa.

Possono essere riutilizzati, infatti, come sacchetti per l'umido, avendo cura di posizionare lo scontrino sui manici e non sulla busta per rendere più agevole la sua asportazione prima dello smaltimento. Spesso di questi imballaggi "integrati" ignoriamo il costo, sicuramente salato, ma fino ad oggi nessuno si è mai lamentato del prezzo complessivo dei prodotti.

Tra queste, una su tutte ha generato deformazioni nella comprensione del reale impatto di quanto in vigore da pochi giorni nei supermarket di tutta Italia: la bufala sul 'favore all'amica di Matteo Renzi'. Purtroppo solo in parte, perché su ogni sacchetto continueremo ad apporre le etichette col prezzo che, una volta applicate, impediscono uno smaltimento davvero biologico. E se non sarà accolta tale richiesta, l'associazione avvierà clamorose forme di protesta nei supermercati, lanciando lo sciopero dei sacchetti e spingendo i consumatori a pesare uno ad uno i prodotti ortofrutticoli passandoli singolarmente in cassa pur di non pagare l'ingiusto balzello. Il 58% degli intervistati si è detto favorevole alla legge.

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