Meloni attacca Museo Egizio: fa solo pubblicità in arabo

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Il museo Egizio di Torino ha lanciato una speciale promozione riservata ai visitatori di lingua araba. Secondo noi i 'nuovi italiani' dovrebbero conoscere almeno l'italiano e non dovrebbero avere bisogno di messaggi promozionali in arabo e continuiamo a non capire perché i 'nuovi italiani' con cittadinanza araba dovrebbero pagare il biglietto del museo la metà rispetto a un qualsiasi altro italiano.

EGIZIO - L'ufficio stampa del Museo Egizio, dal canto suo, spiega che la campagna pubblicitaria non ha alcun intento discriminatorio. Fortuanto chi parla arabo prevede che due persone entrambi di lingua araba e residenti a Torino e comuni della provincia possano beneficiare di un biglietto di ingresso gratuito al Museo Egizio. La pubblicità relativa all'iniziativa del museo è apparsa su autobus e tram torinesi nella sola lingua araba, senza traduzione in italiano, e ritrae una coppia con la donna rigorosamente velata. Chiediamo che questa aberrazione sparisca immediatamente e lanciamo un appello agli italiani: salvatevi dal mix letale Pd-M5S.

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A proposito dell'uso dei soldi pubblici l'ente ha dichiarato che "non esiste problema dice perché il Museo si autofinanzia con i propri biglietti". Ma se le dichiarazioni volevano servire a stemperare le polemiche, hanno invece sortito l'effetto opposto. Ricordiamo che il museo Egizio di Torino prende sovvenzioni pubbliche, è finanziato coi soldi degli italiani e che tra i cinque membri del CdA ci sono un esponente designato dal Comune di Torino, uno dalla Regione Piemonte e il presidente nominato direttamente dal ministero dei beni culturali. A dirlo è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, che apre la polemica su questa campagna lanciata dal museo torinese con tanto di pubblicità sui mezzi del trasporto locale per incentivare la promozione. Non è un caso se le nostre audio-guide sono in sette lingue. Al Museo Egizio di Torino (finanziato dai cittadini italiani) biglietti sconto solo per i visitatori arabi. "Qualcuno deve chiedere scusa e dimettersi". "Ovviamente giornali e telegiornali nasconderanno la cosa".

La campagna mediatica della direzione del museo appare comunque inappropriata anche in considerazione del delicato momento storico che il Paese si trova ad attraversare, e privilegiare le visite di una determinata fetta di utenti appare come uno sgarbo alla maggioranza dei cittadini del capoluogo sabaudo che, forse, non hanno mai usufruito di ingressi "di favore".

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