Gemelle siamesi separate: altro intervento riuscito a Roma

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Un altro miracolo è stato compiuto all'Ospedale Bambino Gesù di Roma: dopo l'intervento durato dieci ore fatto su due gemelle siamesi algerine di 17 mesi, unite per l'addome e per il torace, sono state separate, lo scorso trenta novembre, altre due gemelle siamesi del Burundi unite per la schiena. L'operazione è durata in tutto dodici ore e nella camera operatoria si sono alternate quattro equipe diverse, per un totale di venticinque persone.

Il percorso clinico e chirurgico delle due bambine del Burundi rientra in particolare nell'ambito delle missioni umanitarie dell'Ospedale pediatrico della Santa Sede. Le bimbe infatti erano posizionate schiena contro schiena, unite per la zona sacrale, e condividevano il midollo spinale e la parte terminale dell'intestino ano-retto.

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Mentre sulla pasta nel congelatore precisa "Quella che finisce in tavola è sempre fresca, ci mancherebbe". Semplicemente non sono state riscritte le schede dei singoli fornitori sui registri del ristorante.

L'intervento è stato coordinato da Pietro Bagolan, direttore del Dipartimento di Neonatologia medica e chirurgica. Negli ultimi 2 anni i casi pro bono sono stati circa 100, provenienti dai Paesi di tutto il mondo. Data la delicatezza dell'intervento i medici lo hanno preparato in ogni minimo dettaglio per tre mesi con l'ausilio di stampanti 3D, risonanze tridimensionali e tac. Tutte queste parti congiunte sono state separate e poi ricostruite dai vari team secondo programma e tempi prestabiliti: i neonatologi hanno iniziato separando ano, retto e sfintere, quindi è stato il momento dei neurochirurghi per la separazione e l'immediata ricostruzione del midollo spinale e del sacco durale.

"La sfida di quest'intervento è stata separare il midollo spinale senza sacrificare le varie radici nervose, ricostruire velocemente il sacco durale per evitare perdite di liquido cerebro-spinale e ricreare l'area ano-rettale, mantenendo integra la funzionalità dello sfintere", queste sono state le parole del Professore Bagolan. Fino ad oggi, l'unico intervento di questo tipo risaliva agli Anni '80, un periodo in cui la tecnologia e i progressi della medicina rendevano molto più rischiose queste operazioni per la sopravvivenza dei pazienti. "Il nostro obiettivo prioritario - conclude il direttore del Dipartimento di Neonatologia - era garantire alle bambine la migliore qualità di vita possibile tenendo conto che torneranno a crescere in un'area geografica in cui i presidi sanitari sono una rarità".

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