Il chirurgo, aspirante Zorro, incide le sue iniziali sugli organi dei pazienti

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Sono tutti riconoscimenti meritati ottenuti grazie alle loro opere.

Simon Bramhall ha ottenuto il soprannome che più lo rispecchia: Chirurgo-Zorro. Era uno dei migliori all'ospedale universitario Queen Elizabeth di Birmingham, in Gran Bretagna, ma aveva uno strano vizio: lasciava le sue iniziali, SB, sul fegato che trapiantava. Il "chirurgo Zorro" deve rispodere di due episodi, risalenti al periodo tra febbraio ed agosto 2013, ma è difficile stabilire con esattezza quante volte il medico possa aver lasciato le proprie iniziali su altri organi.

Il chiurgo-zorro ha lavorato per 12 anni al Queen Elizabeth Hospital, fino alla sua sospensione nel 2013. Bramhall ha allora rassegnato le dimissioni, ammettendo le sue colpe. Nel 2013, per puro caso, fu scoperto il suo "vezzo": un collega era intervenuto durante un'altra operazione su un paziente che era stato "marchiato" da Bramhall.

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Difficilmente Zhang si priverà a gennaio del suo capitano ed è verosimile credere che non succederà anche in estate. Parole molto belle quelle espresse dal coniuge-agente ma che devono necessariamente portare a una riflessione.

Per imprimere sul fegato del paziente finito sotto i ferri, Simon Bramhall utilizzava il gas argon, spesso impiegato per cicatrizzare e fermare il sanguinamento. Gli esperti hanno dichiarato che il suo utilizzo, in quella particolare situazione, fosse improprio ma non dannoso. Non fa male, non compromette la funzionalità dell'organo su cui viene applicato. Il chirurgo ha respinto le accuse di aggressione e danno fisico, anche se l'accusa, che ha ammesso che si tratta "di un caso molto insolito, complesso e senza precedenti nelle aule di tribunale", ha dichiarato che "ciò che è stato fatto non solo è eticamente sbagliato, ma si tratta di un crimine che ha richiesto molta abilità perché fatto di fronte a colleghi". Una ex paziente invece si è schierata in difesa del chirurgo il quale le ha salvato la vita: a 39 anni doveva avere solo due settimane di vita, grazie all'intervento però ora ha potuto festeggiare il suo 50esimo compleanno.

"Stiamo parlando di persone, non di libri per gli autografi", ha attaccato un'associazione in difesa dei due pazienti, appoggiata dal consiglio dei Medici, che ha condannato la sua azione poiché "rischia di screditare la professione".

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