Scontri e feriti anche in Cisgiordania

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Se mai ce ne fosse stato bisogno, la reazione dell'esecutivo israeliano a quella che da Milano è stata descritta semplicemente come "un'espressione tecnica e priva di alcuna valenza politica, imputabile al fatto che la corsa si svilupperà logisticamente in quell'area della città", beccandosi di tutta risposta l'accusa di "essere complici dell'occupazione israeliana" da parte dell'Olp, lascia intravedere quanto sia grande e agitato il nido di vespe in cui Donald Trump ha infilato tutte quante le sue dita.

I motivi che hanno spinto Trump sono eminentemente di carattere interno.

Anche oggi diversi manifestanti sono scesi in piazza e in prossimità dell'ambasciata americana a Tel Aviv, mentre nella giornata di ieri un gruppo di cristiani palestinesi di Betlemme, luogo di nascita di Gesù, ha bruciato alcune fotografie di Donald Trump ed esposto cartelli che recitavano "Spostate l'ambasciata nel vostro Paese, non nel nostro". "Non delle parole vuote di Trump su Gerusalemme".

Con il riconoscimento di Gerusalemme "oggi ammettiamo quello che è ovvio, cioè che Gerusalemme è la capitale di Israele".

Giù dal parcheggio multipiano, studente suicida al Campus di Fisciano
Il ragazzo è stato soccorso dai sanitari del 118 ma purtroppo non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto sono giunti anche i Carabinieri della locale stazione per i rilievi del caso e chiarire la dinamica.

Che sia una scelta di Trump o del suo genero Jared Kushner, cui il presidente ha consegnato di fatto le chiavi della politica americana in Medio Oriente, poco cambia: la stoccata statunitense "indebolisce bin Salman", che, volente o nolente, da custode della terra sacra per l'Islam, non può non ergersi a fianco dei palestinesi. Furono gli Stati Uniti, nel 1995, con una legge approvata dal Congresso, a decidere di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di spostarvi l'ambasciata.

Intanto due razzi sono stati lanciati dal nord di Gaza verso Israele. Del resto, a scaldare gli animi nell'area palestinese ci aveva già pensato Hamas, la quale ha specificato prontamente che la decisione di Trump equivale all'apertura delle porte dell'inferno. Immaginare però, in questa fase, che una decisione così controversa e anche provocatoria agli occhi dei palestinesi - ma se volessimo allargare lo sguardo del cosiddetto intero mondo arabo -, che questa decisione possa essere positiva in vista di un negoziato, beh, ci vuole una discreta fantasia... Una piena legittimazione per lanciare un messaggio ai palestinesi e a chi supporta la loro causa: Gerusalemme è la capitale dello Stato di Israele.

Il re di Giordania Abdallah e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi hanno espresso direttamente al presidente americano tutta la loro contrarietà mettendolo in guardia dalle conseguenze pericolose in tutta la regione. "Solo realizzando la visione di due Stati che convivono in pace e sicurezza, con Gerusalemme capitale di Israele e della Palestina, tutte le questioni sullo status saranno risolte in via definitiva attraverso negoziati, e le legittime aspirazioni di entrambi i popoli saranno raggiunte". La decisione ha reso entusiasti anche i 200mila israeliani che vivono negli insediamenti della Gerusalemme est, considerati illegali dal diritto internazionale. Per l'Arabia Saudita la mossa rischia di "provocare la collera dei musulmani".

E infine il saluto bipartisan: "Dio benedica gli israeliani, Dio benedica i palestinesi". Certe definizioni sono una infrazione delle intese col governo israeliano. Cosa accadrà nei prossimi giorni?

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