Dell'Utri, il tribunale prende tempo sulla scarcerazione. Il pg: "Resti in prigione"

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In attesa della decisione del Tribunale di Sorveglianza, che ieri si è riservato di decidere, a intervenire sul caso è stata la Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha chiesto al governo italiano se la detenzione in carcere di Dell'Utri sfoci o meno in una vera e propria tortura. I legali avevano motivato la richiesta sulla base delle condizioni di salute precarie del detenuto. La posizione del pg era andata addirittura contro il parere degli stessi consulenti della Procura generale che si erano espressi per l'incompatibilità tra le condizioni cliniche e lo stato detentivo. "Non ce la faccio più, mi sento provato e stanco: sono in prigione da quasi 4 anni e la mia salute sta peggiorando ogni giorno", avrebbe detto l'ex senatore ai legali.

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La risposta della mobilitazione mondiale è stata tale che la proposta è approvata all'unanimità e sostenuta dalle prime 900 mila firme mondiali.

I periti del tribunale di sorveglianza si sono pronunciati per la compatibilità, avendo ritenuto stabile la cardiopatia, di cui soffre da tempo Dell'Utri, e operabile il tumore alla prostata. Gli appelli accorati dei familiari di Dell'Utri - prosegue - sono la fotografia di una situazione in cui il diritto alla salute e all'umanità della pena viene calpestato ingiustamente. Marcello Dell'Utri è da oggi ufficialmente prigioniero politico di uno Stato nel quale è agghiacciante che prevalga l'odio, sulla giustizia e la carità cristiana.

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