Paradisi fiscali, Ecofin approva la "lista nera": dentro 17 Paesi

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Ogni stato può combattere i paradisi fiscali stabilendo una tassa (anche piuttosto gravosa) su tutte le transazioni economiche in entrata o in uscita su quello specifico paradiso, oppure rafforzando i controlli fiscali verso privati e aziende che lo frequentano.

Il Consiglio europeo ha approvato la sua prima blacklist di paradisi fiscali, cioè quelle giurisdizioni che favoriscono l'evasione ai danni dei cittadini di tutto il mondo.

Possibilità, questa, paventata anche dall'ambasciatore dell'Ue a Tunisi, Patrice Bergamini, in un'intervista alla radio nazionale, dichiarando che l'Ue avvierà già a partire da domani nuove trattative con la Tunisia per trovare una soluzione positiva a questa situazione e far uscire il Paese nordafricano dalla lista nera dei paradisi fiscali. "Il processo non si ferma qui, ora dobbiamo aumentare la pressione", ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici.

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Sulla sua condizione fisica: "Mi manca ancora un po' di continuità, ma spero di tornare ad allenarmi a pieno regime". Noi come Atalanta , abbiamo sempre avuto l'obiettivo di portare alto il nome del nostro calcio".

La lista nera comprende 17 giurisdizioni: le Samoa Americane, il Bahrain, le Barbados, Grenada, Guam (territorio non incorporato degli Usa), la Corea del Sud, Macao (ex colonia portoghese, ora Regione Amministrativa Speciale della Cina), le Isole Marshall, la Mongolia, la Namibia, Palau (indipendente dagli Usa dal 1994), Panama, Saint Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti. Nella lista grigia sono stati inclusi, fra gli altri, Svizzera, Bermuda e Jersey (Regno Unito). La Ue aveva cominciato dieci mesi fa a valutare i Paesi da inserire nell'elenco. Si partiva da una lista di oltre 90 nomi, da analizzare applicando i criteri individuati dalla Commissione europea: trasparenza, equa tassazione e attuazione degli standard OCSE sullo spostamento dei profitti (BEPS). Altri 47 sono invece stati inseriti in una "lista grigia", perché si sono impegnati a cooperare. Per Moscovici bisogna ora lavorare a sanzioni vere, e soprattutto assicurarsi che i 47 della lista grigia facciano quanto promesso. "Eppure almeno 4 Stati membri dell'Unione consentono oggi a grandi corporation di minimizzare il proprio carico fiscale, con considerevole drenaggio di risorse erariali dalle economie europee e dai paesi in via di sviluppo".

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