Omicidio Cutuli, 24 anni a due afghani

Share

Lo ha deciso la Corte di Assise di Roma nell'ambito del processo sull'omicidio dell'inviata del Corriere della Sera avvenuto il 19 novembre 2001. "Registriamo molto positivamente la sentenza - ha aggiunto - anche per l'importante lavoro svolto dalla Digos, dai Servizi segreti afghani, dall'Ambasciata italiana a Kabul e dalla procura di Roma". I giudici sono rimasti in camera di consiglio poco più di un'ora e hanno stabilito di condannare Mamur e Zar Jan, entrambi di etnia Pashtun, che hanno ascoltato la sentenza in videoconferenza.

La parte civile: un delitto politico "È stato un delitto politico e orribile". Così Caterina Malavenda, legale di Rcs (costituita parte civile) alla lettura del dispositivo della sentenza con la quale sono stati condannati in Italia due afghani per la morte della giornalista Maria Grazia Cutuli. "Avere una sentenza in Italia non restituisce Maria Grazia alla famiglia, ma è di conforto per i parenti perché almeno sanno che lo Stato c'è", ha sottolineato. La corte ha disposto anche il risarcimento danni ai familiari della giornalista e alla Rizzoli Corriere della Sera (Rcs), editrice del quotidiano, per 250 mila euro. Per i due imputati la Procura di Roma aveva sollecitato una pena di 30 anni di carcere.

Con questa sentenza "si è dato valore al lavoro svolto da una giornalista italiana che ha rappresentato l'Italia all'Estero portando avanti il diritto all'informazione per il suo Paese".

Ikea licenzia mamma di un disabile per aver ritardato due volte
Vogliono far capire a tutti che decidono loro e, a prescindere dai problemi che può avere ognuno, o accettano o sono fuori. All'inizio mi hanno detto di sì e che non ci sarebbero stati problemi.

Ognuno di noi che scrive o racconta in autonomia storie difficili, dimenticate, che magari non fanno audience o finiscono in prima pagina, sa bene quanto l'esercizio della professione di giornalista e il diritto a farlo autonomamente non sia sempre automatico ma necessiti di un ambiente sicuro, nel quale tutti possano parlare liberamente e apertamente, senza timore di rappresaglie.

"Siamo arrivati - aveva detto il pm Nadia Plastina nella requisitoria - a ridosso del sedicesimo anniversario dalla morte della nostra connazionale Maria Grazia Cutuli". "Riteniamo che questa sentenza, pur rispettandola - ha aggiunto l'avvocato Bevilacqua - e, ci tengo a dirlo con forza, essendo vicino alla famiglia della giornalista, non renda giustizia".

Share