Ikea licenzia mamma di un disabile per aver ritardato due volte

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La donna, mamma di un bambino disabile, sarebbe stata licenziata in tronco da IKEA per non aver rispettato gli orari di lavoro e per essersi presentata sul posto di lavoro in orari diversi da quelli sanciti e stabiliti contrattualmente.

"Abbiamo depositato una interrogazione per chiarire le motivazioni che hanno spinto Ikea a licenziare una madre separata con due figli piccoli, di cui uno disabile", annuncia in una nota Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati del Partito Democratico e responsabile del dipartimento mamme.

"Una vicenda mortificante per tutte le donne madri", ha denunciato Annamaria Furlan, segretaria nazionale della Cisl. Poi, un cambio di orario, incompatibile con la gestione del figlio piccolo e delle sue terapie: "Ho chiesto di essere spostata di reparto, di cambiare turni, anche di essere declassata: nulla, Ikea non ha voluto neanche il confronto". Ma Marica Riccuti a lavorare ci è andata, come ogni giorno da 17 anni, secondo la vecchia tabella oraria, per poter portare il figlio di 5 anni alle terapie per un'invalidità riconosciuta. All'inizio mi hanno detto di sì e che non ci sarebbero stati problemi. Da qui la decisione della 39enne: osservare gli stessi orari che faceva prima del cambio di mansione (dalle nove del mattino fino a fine turno). "Dal magazzino alle casse, poi al bistrot-bottega e, nel 2015, presa la laurea da tecnologo alimentare, sono passata al ristorante". Una nuova organizzazione di vita lavorativa e privata che per Ricutti era complicato rispettare: proprio lei che usufruiva già della legge 104 che tutela l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.

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Nella lettera con cui Ikea ha comunicato il provvedimento alla lavoratrice, sarebbe contenuto anche un riferimento ad alcuni frangenti precisi, in cui la donna non avrebbe ottemperato agli obblighi di lavoro venendo meno al rapporto di fiducia. Dalle "vendette" successive all'eliminazione dell'Italia contro la Svezia, la nazione dove è stata fondata Ikea, la pagina Facebook dell'azienda è subissata di rabbiose proteste per quanto successo a Corsico.

"Alla faccia del welfare svedese - dice Marco Beretta della Filcams Cgil di Milano -". Vogliono far capire a tutti che decidono loro e, a prescindere dai problemi che può avere ognuno, o accettano o sono fuori.

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