Web tax: in vigore dal 2019

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Se al confronto emerge che la sede è presente in Italia, il non residente redigerà un bilancio normale dichiarando il reddito d'impresa. Quel che è certo, oltre all'entità dell'aliquota, è che le banche e gli intermediari finanziari opereranno come sostituti di imposta: a loro in sostanza spetterà il compito di applicare una ritenuta d'imposta con obbligo di rivalsa sul soggetto che riceve i corrispettivi. La competenza degli accertamenti sulla web tax sarà comunque affidata alla direzione regionale delle Entrate della Lombardia."Se Google attribuisse alle attività italiane il pro quota del suo consolidato, pagherebbe 150 milioni".

Nella relazione tecnica presentata dalla Ragioneria dello Stato si fa un riferimento all'impatto che avrà la web tax sui ricavi delle pubblicità online, di 1,9 miliardi di Euro nel 2016. La tassazione esclude dalla sua attuazione le transazioni digitali delle piccole imprese, delle imprese agricole e dei contribuenti che hanno aderito al regime forfettario.

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La web tax del 6% da applicare alle prestazioni di servizi effettuate con mezzi elettronici entrerà in vigore dal primo gennaio 2019 e non più, come previsto in un primo momento, dal primo luglio 2018.

Lo spostamento in avanti dell'entrata in vigore, secondo lo stesso Mucchetti, consentirà al Governo di ampliare la platea dei soggetti obbligati al pagamento 6% sulle prestazioni di servizi e di conseguenza assicurare alle casse dell'Erario un gettito più consistente. Al via, dopo aver subito rallentamenti e correzioni, la Web tax proposta da Massimo Mucchetti del Partito Democratico, presidente della Commissione Industria del Senato. Il ministero dell'Economia, entro il 30 aprile 2018, dovrà emanare un decreto per individuare i servizi da sottoporre a tale imposta. La discussione sia nell'Aula del Senato sia in quella della Camera sarà di sicuro accesa sulla web tax, non, si spera, sulla necessità di approvarla, ma nel definire correttamente a chi deve essere applicata.

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