Glifosato, tanto rumore per nulla: l'Ue rinnova la licenza

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Decisiva per il raggiungimento della maggioranza qualificata è stata la Germania, che ha votato a favore, mentre in precedenza si era astenuta. Per il commissario europeo alla Salute e alla Sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis, "il voto di oggi mostra che, se tutti lo vogliamo, siamo in grado di condividere e di accettare le nostre responsabilità collettive nel processo decisionale".

Prima del voto di questo lunedì, le posizioni di partenza di diversi stati dell'Ue erano molto incerte: l'ipotesi ritenuta più probabile era di autorizzare l'uso della sostanza chimica solo per altri tre anni. Si è astenuto il Portogallo. Secondo la Commissione, la proposta votata conta "del più ampio appoggio possibile degli Stati membri per garantire un alto livello di protezione della salute umana e dell'ambiente, in linea con la legislazione europea". Questa dunque l'ultima chiamata, dopodiché la Commissione dovrà decidere autonomamente visto che la licenza per l'uso del glifosato scade il 15 dicembre, quindi il rischio è che poi si abbattano cause milionarie da parte delle multinazionali dell'agrochimica.

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Il Parlamento aveva chiesto uno stop totale all'erbicida Monsanto entro 5 anni cominciando immediatamente con la probizione di usarlo negli spazi pubblici, nei giardini privati e negli usi non necessari alla coltivazione. Nove paesi hanno votato contro, più precisamente Italia, Belgio, Grecia, Francia, Croazia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Austria. Un titolo fuorviante, dato che l'Italia, con il decreto del 9 agosto 2016 del ministero della Salute, ha emesso alcuni limitati divieti che accolgono le raccomandazioni della Commissione Ue, ora confermate con il rinnovo dell'autorizzazione. La Germania è anche la maggiore produttrice europea con la Bayer di prodotti a base di glifosato.

Un principio che - continua la Coldiretti - deve essere ben evidenziato anche nell'ambito dell'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (Ceta) che "prevede invece l'azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato".

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