La Cei: "Per Riina niente funerali pubblici in Chiesa"

Share

Vietato parlare. Un gesto che sembra anche rimandare all'atteggiamento tenuto da sempre da Totò Riina: mai nessun cedimento, mai nessuna volontà di collaborare e di rompere la regola principe di Cosa nostra: silenzio, insomma. Riina non ha mai ammazzato nessuno. Riina era malato da anni, ma negli ultimi tempi le sue condizioni erano peggiorate tanto da indurre i legali a chiedere un differimento di pena per motivi di salute. "Era ora", dice un giovane. Arrestato il 15 gennaio del 1993, dopo 24 anni di latitanza, stava scontando 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi e stragi.

"Basta ricordare le recenti intercettazioni in cui gioiva della morte di giudice Falcone" ha concluso Maria Falcone riferendosi alle conversazioni registrate in carcere tra Riina e un compagno di detenzione in cui il capomafia rideva ricordando di aver fatto fare al magistrato "la fine del tonno".

Justice League: Aquaman vs Steppenwolf nel nuovo spot
Justice League apre al botteghino internazionale approssimativamente con 8.5 milioni di dollari. Non ci sarà il così tanto sperato successo stravolgente, questo è poco, ma sicuro.

L'ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui è imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. I familiari del boss tuttavia non sono riusciti a raggiungere in tempo il loro congiunto. "Siamo gente di campagna e non seguiamo queste cose". Ora Riina è morto e la questione non è più se scomunicare o meno, ma se celebrare la messa esequiale in chiesa durante la quale la bara viene aspersa con l'acqua benedetta e incensata.

"Alla chiesa sta a cuore l'educazione delle coscienze, l'educazione alla legalità, sostenere le tante persone che alzano la testa contro la mafia", spiega il sacerdote. A Parma non è stata neanche chiesta una benedizione della salma di Riina, né al cappellano del carcere, frate Giovanni Mascarucci, né ai padri cappuccini che si occupano dei pazienti dell'ospedale dalla chiesa di San Francesco e neanche alla diocesi di Parma. "Mandarlo ai domiciliari, a Corleone, sarebbe un cattivo segnale dello Stato".

Share