Sciopero generale in Catalogna: in trecentomila scendono in piazza

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Migliaia di persone stanno protestando oggi in tutta la Catalogna contro le violenze della Polizia nazionale - il corpo di polizia che risponde al governo centrale spagnolo di Madrid - avvenute domenica scorsa durante il referendum per l'indipendenza, giudicato illegale dal Tribunale costituzionale spagnolo, l'equivalente della nostra Corte costituzionale. I cortei hanno bloccato il traffico su 24 arterie del paese, fra cui le autostrade Ap7 e C32. Si teme la presenza di agenti in borghese infiltrati, che potrebbero realizzare atti violenti per poi giustificare una nuova repressione da parte delle forze dell'ordine arrivate da tutta la Spagna per reprimere i catalani nella loro legittima aspirazione al diritto di decidere.

Il premier spagnolo ha ribadito l'impegno a discutere con Barcellona solo nel rispetto della Costituzione spagnola e non si esclude che possa ricorrere all'applicazione dell'art.155 della Costituzione che sospende l'autonomia della Catalogna e permette la sostituzione dei membri del governo locale.

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Un incarico di natura fiduciaria che non prevede vincoli di orario lavorativo e anche per questo con una minima retribuzione'. Rossi ieri sera ha rassegnato le proprie dimissioni dal Governo.

Il governo catalano "agirà alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima" per dichiarare l'indipendenza, ha detto il presidente Carles Puigdemont in un'intervista alla Bbc.

Secondo Puigdemont "è il momento di una mediazione internazionale" con Madrid che però l'Unione europea deve impegnarsi a favorire e non a "girarsi dall'altra parte" ha dichiarato il leader catalano che ha aggiunto: "Non dichiaro l'indipendenza, chiedo una mediazione". Ma ora "speriamo che le persone si siedano insieme, calmino la situazione e trovino una soluzione": lo ha detto il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen. "Il referendum è valido e per noi vincolante e quindi - ha continuato il governatore della regione - siamo obbligati a prendere decisioni politiche conseguenti". Secondo Turull, Felipe, nel suo discorso alla nazione "si è fatto portavoce della strategia del premier Mariano Rajoy" e ha pronunciato parole di "enorme irresponsabilità". Il socialista Pedro Sanchez, infatti, ha spinto per il "dialogo immediato", mentre Albert Rivera di Ciudadanos ha invocato il pugno di ferro contro le autorità catalane, fino al punto di usare l'art. El Mundo invita a "non perdere un minuto contro l'indipendentismo", mentre El Paìs parla di "ribellione" accusando Puigdemont di "arroganza xenofoba". In un albergo, stando a immagini diffuse da Tv3, gli agenti spagnoli hanno risposto dall'interno con cori da stadio "Espana", "Espana!". Il governo di Rajoy ha anche fatto sapere di considerare "fuori discussione" una possibile mediazione internazionale nella crisi tra Madrid e Barcellona.

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