Catalogna, alta tensione per il referendum sull'indipendenza: in migliaia all'ultimo comizio

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Nell'ordine più volte si ribadisce il divieto di usare la forza, soprattutto di fronte a manifestazioni di 'disobbedienza passiva', e si esortano gli agenti a cercare di favorire "la mediazione per contribuire al mantenimento della pace sociale e della convivenza". Le principali banche abbandonerebbero il nuovo stato, perché solo nei paesi dell'eurozona hanno accesso ai finanziamenti della Bce, così come le principali imprese industriali per non perdere l'accesso al credito e ai mercati Ue e spagnolo alle condizioni comunitarie (il 75 per cento delle merci catalane prende la via della Spagna e degli altri paesi della Ue).

Uno dei motivi principali è sicuramente quello economico.

Ma la politica non è razionalità, e allora l'1 ottobre prossimo per le strade e in molti municipi della Catalogna si dovrebbe tenere un referendum di autodeterminazione in stile guardie e ladri che nelle intenzioni di chi lo ha indetto dovrebbe sfociare nella indipendenza della Catalogna.

Quattro persone sono rimaste ferite: tre di loro fanno parte del Comitato locale di Difesa del referendum e, assieme a famiglie e studenti, hanno occupato i seggi elettorali per impedire che i Mossos d'Esquadra li sequestrino. Gli elettori che aspettavano di votare hanno fatto resistenza passiva, ma sono stati scavalcati e in qualche caso caricati dagli agenti. Stamattina la Guardia civil è entrata nuovamente ( lo aveva già fatto stanotte) nel centro tecnologico e informatico della Generalitat della Catalogna per bloccare tutte le attività internet collegate al referendum per l'indipendenza.

Catalogna, alta tensione per il referendum sull'indipendenza: in migliaia all'ultimo comizio

"Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?". Nel 2006, dopo quasi trent'anni di autonomia regionale, i favorevoli all'indipendenza erano appena il 13,9 per cento degli intervistati.

Com'è stata possibile questa slavina delle opinioni politiche? Fra il 1980 e il 2003 a capo della Generalitat era il cattolico Jordi Pujol, leader del partito centrista Convergència i Unió. Spiega Fernando De Haro, direttore di trasmissione a Radio Cope (la radio della Conferenza episcopale spagnola): "A causa del sistema elettorale, Partito popolare e Partito socialista negli ultimi vent'anni hanno sempre avuto bisogno del sostegno esterno dei nazionalisti catalani, che in cambio hanno ottenuto concessioni sempre maggiori". Puigdemont ne ha aperto subito un'altra. La leva dell'educazione, grazie alla quale hanno imposto programmi scolastici nazionalisti, antispagnoli, centrati su di una narrazione storica addomesticata. Al termine di una riunione tutta incentrata sulla consultazione, il governo di Mariano Rajoy ha avvertito i secessionisti.

Ma in Catalogna non ci sono soltanto quelli che manifestano per l'indipendenza.

Con l'entrata nel nuovo millennio, la questione dell'indipendenza catalana torna gradualmente a infuocare il dibattito tra Barcellona e Madrid.

Referendum, nonostante violenze, i catalani continuano a votare
Alla polizia i catalani che sostengono l'indipendenza gridano " Voterem " e cantano Els Segadors , l'inno nazionale catalano. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookies leggi l'informativa estesa.

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