14 miliardi il costo della fuga dei giovani all'estero

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"L'inadeguato livello dell'occupazione giovanile", continuano gli economisti di Confindustria, "sta producendo gravi conseguenze permanenti sulla società e sull'economia dell'Italia, sotto forma di depauperamento del capitale sociale e del capitale umano". È il rapporto del Csc a sottolineare l'emergenza lavoro degli under 30 e l'impatto sull'economia del Paese.

I numeri del disastro che riguarda l'occupazione giovanile sono impietosi: nel 2016 un sesto dei 15-24enni era occupato (16,6%), contro circa un terzo dei pari età tedeschi (45,7%) e quasi la metà della media dell'Eurozona (31,2%). Tra i 25-29enni il tasso di occupazione italiano balza al 53,7%, ma il divario rispetto agli altri paesi euro si amplia, da 14,6 a 17,1 punti percentuali. Il Centro studi di Confindustria ha rivisto al rialzo le stime di crescita del nostro Paese. Infatti, secondo viale dell'Astronomia, l'anno potrebbe chiudersi con una crescita del Prodotto interno lordo dell'1,5 per cento. "Queste previsioni potrebbero rivelarsi prudenti", assicurano con ottimismo dall'associazione degli industriali, sottolineando però che c'è ancora strada da fare rispetto ai livelli pre-crisi: "A fine 2018 il Pil recupererà il terreno perduto con la seconda recessione (2011-2013)" ma "sarà ancora del 4,7% inferiore al massimo toccato nel 2008". I principali driver di crescita, spiegano, "sono l'export, che coglie appieno la ripresa mondiale, e gli investimenti, sostenuti dai provvedimenti del governo a favore dell'acquisto di beni strumentali, da migliori aspettative della domanda, saturazione degli impianti e buone condizioni finanziarie". Le persone occupate "a fine 2018 supereranno di 160mila unità" il picco del 2008. Stime che però non includono i possibili, e molto probabili, effetti della Legge di Bilancio.

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Il Centro Studi Confindustria inoltre ha evidenziato che il lavoro "non è la Cenerentola del recupero in atto".

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