Uno sguardo sull'istruzione: OCSE 2017

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Secondo il dossier, l'Italia resta agli ultimi posti per spesa pubblica nell'istruzione (dati 2014): ha speso per l'istruzione il 4% del suo Pil (-7% sul 2010) contro il 5,2% della media Ocse, ha destinato il 7,1% della spesa delle amministrazioni pubbliche al ciclo dell'istruzione (-9% sul 2010) e ha speso in media 9.300 dollari USA per studente contro i 10.800 della media Ocse.In Italia il livello di istruzione della popolazione adulta è più alto nelle regioni del Centro, ma i giovani laureati si concentrano anche nelle regioni più dinamiche del Nord. Lo scarto delle dotazioni finanziarie scolastiche rispetto alle medie OCSE sale lungo il percorso di studi: "minimo, ma sensibile, nell'istruzione primaria, maggiore in quella secondaria, drastico in quella universitaria". 'L'Italia ha un sistema d'istruzione professionale importante e si prevede che il 53% della popolazione conseguira' un diploma secondario superiore a indirizzo professionale nell'arco della propria esistenza', rileva l'Ocse.

Una fotografia che rende merito al sistema dell'istruzione italiana che ha mostrato una sua tenuta interna e doti di recupero di tutto rispetto a dispetto di tutti coloro che ogni giorno la denigrano. In generale la partecipazione degli adulti (25-64enni) a percorsi di formazione formale o non formale resta tra le più basse tra i Paesi OCSE: tra gli adulti solo uno su quattro partecipa a dei percorsi di formazione. La Provincia di Trento è la regione con il più alto tasso di istruzione terziaria tra i giovani. Nelle regioni del Centro la percentuale media e' del 20%, nel Nord del 18% e nel Sud e nelle Isole del 15%. In Campania, Sicilia e Calabria la percentuale peggiora fino al 38%.

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Belle arti, discipline umanistiche, scienze sociali, giornalismo e informazione: questi i settori di studio preferiti in Italia, dove nel 2016 si è registrato il 30% dei laureati, il numero più importante nell'area Ocse.

"Anche nell'edizione 2017, lo studio Ocse prova che quanto afferma da anni la Flc Cgil è tragicamente vero", ha dichiarato Francesco Sinopoli, segretario del sindacato, commentando "la scarsità dei finanziamenti al sistema dell'Istruzione e della Ricerca italiano" che "sta radicalmente minando l'efficacia del sapere, pregiudicando le opportunità di ragazze e ragazzi, di donne e di uomini, che non possono realizzare sogni e aspettative e non riescono a contribuire al benessere collettivo del paese". In parallelo, il numero di laureati in discipline scientifiche - che, invece, sì, garantiscono buone prospettive occupazionali - è eccessivamente basso. Per le donne si ferma a 108mila.

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