Europei basket, l'Italia saluta la competizione: passa la Serbia

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Un massimo che non è bastato a superare ostacoli di alto livello, insormontabili per le possibilità attuali di una nazionale costruita sulla difesa e sul movimento di uomini e palla in attacco, orfana di stelle di prima grandezza e soprattutto di fisicità.

Si conclude nuovamente ai quarti l'avventura europea dell'Italbasket. Ne approfittano gli azzurri, che guidano per tutto il primo quarto, ma vengono sorpassati nel finale dal canestro di Jovic.

BASKET Niente da fare per l'Italia con la bestia nera Serbia. La delusione azzurra si scontra contro lo strapotere avversario. Una nazionale simile a una squadra NBA che Messina conosce bene, allenata da Quin Snyder, ovverosia gli Utah Jazz, riusciti lo scorso anno nell'impresa di giungere al secondo turno dei playoffs della Western Conference.

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Abbiamo soluzioni valide, anche se mancano due giocatori nello stesso ruolo sulla sinistra. Noi non abbiamo un nome così importante, ma la stagione sul campo ha detto cose vere.

La partita- L'Italia parte bene, 5-0 nel segno di Datome. La Serbia vince 83-67 e si guadagna l'accesso alla semifinale. I ragazzi coach Ettore Messina si preparano alla sfida più importante della kermesse europea, non solo perchè è una partita da dentro o fuori, ma anche perchè si gioca contro una delle Nazionali migliori del mondo.

E' stata l'Italia delle stoppate di Datome, delle triple di Belinelli, delle giocate spesso estemporanee dell'oriundo tutto cuore Ariel Filloy, delle rotazioni difensive, dell'intelligenza tattica di Niccolò Melli, del coraggio di Daniel Hackett, delle scorribande di Pietro Aradori, della sfrontatezza di Paul Biligha e degli altri debuttanti. Difficile dargli torto. Visto che il calendario della pallacanestro europea cambierà e gli Europei diventeranno quadriennali (prossima edizione nel 2021), con gli ancora più ingiocabili Mondiali nell'altro anno dispari del quadriennio, a Istanbul di questa generazione di nati fra il 1985 e il 1988 (mettiamoci anche il 1985 Cusin e il 1986 Cinciarini) si è probabilmente visto l'ultimo malinconico urrah. Un'avventura di due settimane in cui l'azzurro è tornato a splendere per larghi tratti del torneo, ma che non ha margini di futuribilità.

"Chiudiamo nelle prime otto dell'EuroBasket", - prosegue Messina - oggi va in archivio una grande estate per noi: abbiamo dovuto cambiare in corsa molte cose ma non ci siamo mai abbattuti. Urge una svolta, ed è il momento giusto per parlarne, dopo la bella parentesi continentale.

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