Dieta: per dimagrire bisogna fare attenzione agli orari

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Ma influiscano anche sul metabolismo, il modo in cui immagazziniamo o consumiamo le calorie, come bruciamo gli zuccheri attraverso l'insulina, l'attività del fegato e di un vasto concerto di enzimi, la popolazione di batteri nell'intestino e perfino l'espressione di alcuni geni delle cellule del grasso, rendendole più o meno propense a essere bruciate.

In pratica, se si riusce a mangiare in determinati orari, il cibo viene metabolizzato meglio.

Ancora una volta, gli antichi lo avevano già capito. Ebbene, è stato scoperto che, a parità di calorie assunte, solo i ratti che avevano consumato i pasti in un determinato orario avevano perso peso. Chi sta cercando di perdere peso dovrebbe consumare mangiare di giorno e non nelle ore notturne. Le stesse calorie assunte la mattina tendono a saziare di più rispetto a quelle della sera: ci lasciano cioè più tempo senza sentire di nuovo la sensazione di fame.

Chi mangia in orari diversi, ad esempio di notte, rischia non solo l'obesità ma anche patologie come diabete, colesterolo e trigliceridi.

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Per dimagrire non bisogna fare attenzione solo alle calorie ma anche agli orari in cui si mangia.

Lo studio pubblicato recentemente nel Journal of Obesity, spiega che, chi pranza nelle ore più tarde della giornata manifesta un tasso di perdita di peso più lento. Una ricerca spagnola del 2013, invece, aveva permesso di scoprire che i volontari che mangiavano dopo le 15 avevano problemi a perdere peso. Ovviamente si mangeranno anche altri cibi, affinché l'alimentazione comprenda la giusta quantità di proteine: latte e derivati, carne e pesce. Il tempo di assunzione del cibo gioca un ruolo fondamentale nella regolazione del peso, spiega Marta Garaulet, PhD, professore di Fisiologia presso l'Università di Murcia in Spagna, e autore principale dello studio.

Che l'orario dei pasti è un fattore imprescindibile per dimagrire non è una novità. "Sono sempre più numerose le prove a sostegno del fatto che la sana alimentazione allunga la vita e con il nostro studio abbiamo voluto studiare più a fondo l'associazione tra cambiamenti nell'alimentazione e mortalità" esordisce Mercedes Sotos-Prieto, della Harvard school of public health di Boston, prima autrice della ricerca che ha coinvolto circa 74mila adulti statunitensi partecipanti a due grandi studi iniziati negli anni '70 e '80 del secolo scorso. Alcune persone, per abitudine o per esigenze di lavoro, tendono infatti a pranzare dopo le 14.00 e, di conseguenza, a cenare intorno alle 21.00.

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