Pensioni : età pensionabile a 67 anni dal 2019 secondo ISTA

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E' possibile delineare la futura traiettoria dei requisiti per età che danno l'accesso alla pensione: dai 66 anni e 7 mesi, in vigore per tutte le categorie di lavoratori dal 2018, si passerebbe a 67 anni a partire dal 2019. "Non c'è motivo di dar andare avanti gli automatismi che determinano l'innalzamento dell'età pensionistica", ha commentato il leader della Uil, Carmelo Barbagallo.

Il Presidente dell'Istat Giorgio Alleva, sentito in audizione in Commissione Affari costituzionali della Camera, davanti ai deputati ha messo in evidenza i punti critici del lavoro atipico e delle frammentazioni delle carriere nelle giovani generazioni e le ripercussioni su lavoro e pensioni.

Tito Boeri sostiene invece di fiscalizzare una componente dei contributi previdenziali all'inizio dell'attività lavorativa per chi viene assunto a tempo indeterminato: "Una misura che, al contrario di molte di quelle proposte nella cosiddetta fase due del confronto governo-sindacati sulla previdenza, opererebbe un trasferimento dai lavoratori più anziani e dai pensionati verso i giovani e assicurerebbe sin d'ora anche se in minima parte, dei contributi per accedere al minimo di pensione a chi inizia a lavorare". Dal 2021 salirebbe a 67 anni e 3 mesi dal 2021 mentre, spiega, "per i successivi aggiornamenti fino "a 69 anni e 9 mesi dal 205". La stessa scaletta, ma sui contributi, vale anche per la pensione anticipata.

CLIF bar recalls some products over undeclared allergens
The FDA says the affected products' ingredient labels do not warn consumers about the possible presence of nuts. Clif Bar & Co. has issued a recall of some protein bars, including two for kids, due to a potential allergen.

Con quale risultato? "Il basso tasso di occupazione dei 25-34enni (60,3% nella media del 2016), costituisce - insiste Alleva - una grande debolezza per il presente e il futuro di queste generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata".

Che fare quindi? Di certo studiare sembra non convenire se si vuole il posto fisso al primo tentativo: l'occupazione atipica "cresce all'aumentare del titolo di studio", certifica l'Istituto.

Sarebbe dunque opportuno favorire l'ingresso e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro, incrementando, ad esempio, le risorse disponibili per le politiche attive e la formazione dei lavoratori, favorendo la diffusione di servizi per l'assistenza e agevolando la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il lavoro precario è "più diffuso tra i giovani di 15-34 anni", tanto che "circa un occupato su 4 svolge un lavoro a termine o una collaborazione". Se si considerano solo le donne, ad avere un contratto precario è una lavoratrice su tre. "Ciò - avvisa - si rifletterà su importi pensionistici proporzionalmente più bassi rispetto a carriere lavorative regolari e lo scarso impiego di queste fasce di età indica, poi, una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione ad elevato impatto potenziale sullo sviluppo economico del Paese".

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