Antimafia, sì del Senato alla riforma del Codice: ecco cosa cambia

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Il Senato ha approvato giovedì 6 luglio la riforma del codice antimafia con 129 sì, 56 no e 30 astenuti.

"È' stato approvato un provvedimento che insidia il profilo di costituzionalità di tutte le misure di prevenzione con un procedimento legislativo di indiscussa violazione del regolamento del Senato che peraltro ha evidenziato un'elasticità nell'interpretazione dello stesso". "Se vi è l'esigenza di modifiche è evidente che il testo è sbagliato e i ddl sbagliati non si votano, non fosse altro per non cadere in una preoccupante contraddizione". "Vedremo se le modifiche sono necessarie e se sì, dove introdurle". "Credo che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo", commenta il Guardasigilli, Andrea Orlando, escludendo il rischio che la riforma si possa impantanare a Montecitorio. Astenuti i senatori dei Cinquestelle. In precedenza avevano tentato l'ultimo colpo proponendo di togliere uno dei punti più contestati: la limitazione, appena introdotta, che prevede l'estensione delle misure cautelari ai corrotti solo nel caso in cui si ravvisi anche l'ipotesi di associazione a delinquere (articolo 416). E le vistose assenze anche nel gruppo Misto, in Ala (7) e in FI (9) hanno contribuito ad abbassare il quorum. "Alla Camera chiederemo robusti cambiamenti al testo". "Prendo atto, è giusto che sia così" ha detto Cantone.

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Il presidente della Cassazione, Giovanni Canzio condivide "pienamente i rilievi e le osservazioni del presidente dell'Anac Cantone in merito alla riforma del codice antimafia", ricordando che la medesima opinione era stata espressa dall'avvocato generale Nello Rossi. "Mi auguro che la Camera faccia la sua parte per l'approvazione definitiva entro la sessione di Bilancio - conclude Bindi -, in modo da completare la legislatura con un impegno forte contro la criminalità mafiosa". Dice Gaetano Quagliariello, ex ministro e ora senatore capogruppo di Federazione della Libertà: "Nonostante le accorate, gravi, precise e concordanti preoccupazioni manifestate da avvocati e magistrati, presidenti emeriti della Corte Costituzionale e responsabili di autorità indipendenti, tutti per la prima volta all'unisono, la maggioranza in Senato, per mero puntiglio e senza offrire contro-argomentazioni di merito, ha ritenuto di andare avanti come un treno nell'approvazione del nuovo codice antimafia".

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