Ius Soli legge: Cosa prevede il provvedimento incardinato al Senato?

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Di fronte a dati che dimostrano come in poco meno di cinque anni è più che triplicato il numero di cittadini non comunitari diventati italiani, passati da meno di 50 mila nel 2011 a quasi 159 mila nel 2015, tanto che secondo Eurostat l'Italia è il primo paese europeo per numero di nazionalità concesse la legge sul cosiddetto "ius soli", il diritto alla cittadinanza nel luogo dove si nasce, non pare peregrina, anzi. La legge prevede che tale permesso non venga rilasciato a stranieri pericolosi per l'ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato.

La scelta di astenersi e di non votare contro lo Ius Soli appare un goffo ed inutile tentativo di differenziarsi dal centrodestra nonostante le due decisioni si equivalgano. La bagarre è scoppiata immediatamente sia al Senato che nelle piazze.

Come per lo ius soli l'acquisizione della cittadinanza si basa su una dichiarazione di volontà che viene espressa dal genitore entro il 18esimo anno di età del figlio. Due sono i parametri fondamentali per l'ottenimento della cittadinanza: il possesso da parte dei genitori del permesso di soggiorno di lungo periodo che si ottiene dopo aver soggiornato nel nostro Paese per almeno cinque anni e, soprattutto, sarà fondamentale "l'anzianità" scolastica in Italia dei bambini.

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Potrà anche chiederla chi non ancora maggiorenne risieda da almeno sei anni e abbia frequento un ciclo scolastico (o un percorso di istruzione professionale) ottenendo un titolo di studio (o una qualifica). La probabile dipartita di questa legge non aprirà infatti la strada ad un'altra norma migliore, ma impedirà a chi (pochi in realtà) avrebbe potuto giovarne di approfittare della novità per avere una vita migliore, mantenendo uno status quo lungo ormai 25 anni. Se così non è, bisogna attendere i 18 anni anni età e dimostrare di aver vissuto in Italia "legalmente e ininterrottamente".

Ed è per questo motivo che le parole del Movimento 5 Stelle su improbabili concertazioni con gli Stati dell'Unione europea o sulle "becere derive propagandistiche" degli altri partiti appaiono francamente incomprensibili.

Il disegno di legge sullo ius soli, la riforma dell'accesso alla cittadinanza italiana, prevede essenzialmente due punti, al centro dei dibattiti, degli scontri istituzionali e delle polemiche. Il problema è che le elezioni non si vincono grazie agli adepti (quelli non bastano per arrivare al 40%), alla rabbia, continuando a puntare sull'istinto dell'elettorato tralasciando la testa, ma tramite i voti di cittadini che decidono su quale simbolo apporre la propria X in base a ciò che vedono, ai programmi, alla capacità di un partito di convincere nei momenti più importanti, sulle decisioni che contano.

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